OpenAI ha presentato i documenti per quotarsi a Wall Street con una valutazione che punta al trilione di dollari. L'azienda nata come organizzazione senza scopo di lucro per sviluppare un'intelligenza artificiale sicura ora cerca che qualsiasi cittadino possa acquistare le sue azioni. Tuttavia, dietro la notizia si cela una svolta: i fondatori e i primi investitori si preparano a incassare, mentre l'impegno per l'umanità si dissolve a favore degli azionisti.
La tecnologia si chiude per massimizzare il profitto 💰
Il modello di business di OpenAI si basa su abbonamenti come ChatGPT Plus, ma l'IA generativa non ha ancora dimostrato di essere redditizia al di fuori di questa nicchia. Quotandosi in borsa, l'azienda darà priorità agli interessi degli azionisti, il che implica chiudere ulteriormente la sua tecnologia e limitare l'accesso aperto. Gli investitori originali venderanno le loro partecipazioni prima del pubblico, lasciando i piccoli azionisti con azioni sopravvalutate in una bolla speculativa. La promessa di IA per tutti si trasforma in IA per chi può permettersela.
Da ONG a unicorno: il capitalismo non ha apostoli 🦄
A quanto pare, la salvezza dell'umanità era solo un gancio di marketing. Ora che OpenAI si prepara per la borsa, il cittadino comune potrà comprare un pezzo dell'azienda che prometteva trasparenza. Ma non illudetevi: quando i fondatori incasseranno, il piccolo investitore si ritroverà con azioni tanto gonfiate quanto le promesse di Sam Altman. Alla fine, l'etica non si quota in borsa, solo il rumore.