NVIDIA ha rilasciato la dodicesima serie di patch per far funzionare le sue GPU più potenti su Linux con driver open source. Ciò consente agli utenti di risparmiare denaro ed evitare i driver proprietari che finora sono stati un problema ricorrente. Sembra una vittoria per il software libero, ma la domanda è inevitabile: perché ci è voluto così tanto?
Dodici patch dopo, il kernel Linux accetta la bestia verde 🐧
L'integrazione di queste GPU nel kernel Linux è stato un processo lento e tecnicamente complesso. Le patch riguardano dalla gestione della memoria al supporto per il reclocking dinamico. NVIDIA ha dovuto adattare la sua architettura proprietaria agli standard open source, un cambiamento di rotta che contrasta con anni di blocco deliberato. Ora, con Linux che guadagna terreno nell'intelligenza artificiale e nei server, l'azienda ha deciso di collaborare. Non è generosità, è business.
Così ostile che persino il pinguino si è stancato di aspettare 🐧
Per anni, NVIDIA è stata l'azienda che ti costringeva a pregare ogni volta che aggiornavi il kernel. Se qualcosa andava storto, toccava cercare nei forum o rassegnarsi a usare driver chiusi pieni di limitazioni. Ora, all'improvviso, aprono le porte. Ma non fidarti: se domani il business dell'IA si raffredda, le richiuderanno senza preavviso. Come chi spegne la luce uscendo da una stanza che non è mai stata sua.