La promessa di una meritocrazia senza pregiudizi grazie all'intelligenza artificiale nei processi di selezione crolla. Una recente analisi rivela che le piattaforme che utilizzano video con IA per valutare i candidati reintroducono discriminazioni di genere, razza o aspetto mostrando il volto prima delle competenze. La presunta neutralità tecnologica si scontra con la realtà: gli algoritmi replicano i pregiudizi umani.
Anonimato forzato: la chiave tecnica contro il pregiudizio visivo 🛡️
La soluzione tecnica è richiedere che queste piattaforme rendano anonimo il video fino a fasi avanzate del processo. Ciò implica applicare filtri di sfocatura facciale, sostituire le voci con sintesi neutra e nascondere marcatori fisici come abbigliamento o sfondo. Solo dopo aver valutato le competenze tecniche tramite test alla cieca sarebbe consentita l'identificazione visiva. In questo modo si evita che l'immagine condizioni l'assunzione e si perpetuino le disuguaglianze lavorative.
Assunzione alla cieca, ma non troppo 😅
Insomma, per far sì che l'IA non sia razzista o classista, dobbiamo chiederle di guardare dall'altra parte. È come se in un appuntamento al buio ti mettessero un sacco in testa finché non dimostri di saper cucinare. Alla fine, la tecnologia ha promesso di eliminare il pregiudizio umano e ha finito per aver bisogno che le insegniamo a non guardare. Ironie del progresso: per far sì che la macchina sia giusta, bisogna bendarla.