Il governo italiano ha approvato decreti per allinearsi alla normativa europea sull'intelligenza artificiale. Il provvedimento vieta l'uso di sistemi automatizzati nelle decisioni lavorative come licenziamenti e assunzioni, e ne limita l'applicazione in sicurezza e giustizia, sottoponendola al controllo giudiziario. Sembra una vittoria dei diritti dei lavoratori, ma la lettera piccola genera dubbi.
Algoritmi nell'ombra: il vuoto legale che lo permette 🕵️
La chiave tecnica sta nella definizione di ciò che costituisce IA. Le aziende possono riprogettare i loro sistemi come strumenti di supporto, non come decisioni autonome, eludendo il divieto. Un filtro di curriculum basato su semplici regole statistiche, senza etichetta di IA, rimane legale. In sicurezza, i sistemi di videosorveglianza predittiva si camuffano come analisi di dati anonimi, mentre le clausole di riservatezza aziendale proteggono i dettagli dell'algoritmo.
Il trucco del mestolo: chiamiamolo ricetta segreta 🧠
Quindi la legge vieta di usare l'IA per licenziare, ma nulla impedisce al tuo capo di cacciarti basandosi su un rapporto generato da un sistema che non si chiama IA, bensì strumento di ottimizzazione delle risorse umane. È come vietare gli hamburger ma permettere i dischi di carne macinata tra due pani. Le autorità, dal canto loro, potranno sorvegliare interi quartieri con software di previsione criminale, purché non lo riconoscano come tale. Magia legale.