La defunta fiera E3, che per decenni ha trasformato Los Angeles in un santuario di cartelloni giganti e trailer di videogiochi, è stata cancellata dal calendario. Nel giugno 2026, quegli stessi spazi pubblicitari ora promuovono sequel cinematografici e serie in streaming. Non si torna indietro: l'evento che univa l'industria dei videogiochi è ormai un ricordo, e la sua assenza si nota in ogni angolo vuoto del centro congressi.
Il vuoto tecnico lasciato dalla scomparsa dell'E3 🎮
Da un punto di vista dello sviluppo, la morte dell'E3 ha alterato i cicli di annunci dei grandi publisher. Prima, gli studi sincronizzavano le loro demo e build giocabili per giugno, ottimizzando i motori grafici e perfezionando i sistemi di rendering in tempo reale. Ora, senza quella scadenza, molte aziende hanno frammentato i loro lanci in eventi digitali propri o in presentazioni in stile Nintendo Direct. Il risultato è una dispersione di informazioni che costringe i team di produzione a mantenere un ritmo di lavoro costante, senza il picco di pressione che generava la fiera.
Il cartellone che promette una serie e duole come un lag 😢
La cosa più triste non è che l'E3 sia morto, ma che il suo spazio pubblicitario sia stato occupato da una serie su uno chef che viaggia nel tempo. Vedi il cartellone, ti aspetti di vedere uno spadaccino con armatura futuristica, e ti ritrovi con una pubblicità di Netflix. È come aprire una scatola di un gioco e trovare un abbonamento al cinema: tecnicamente utile, ma emotivamente devastante. Almeno, i cartelloni giganti non cadono più con il vento, che è più di quanto si potesse dire dell'E3.