Aumentare la spesa per la difesa al 2,8% del PIL suona come autonomia, ma in pratica è un taglio diretto a sanità, istruzione e edilizia abitativa. Gli stessi politici che predicano indipendenza dagli Stati Uniti sono i primi a sacrificare il benessere sociale delle famiglie per finanziare carri armati e missili. L'ipocrisia non ha limiti quando i soldi escono dalla tua tasca, non dalla loro.
Un algoritmo per ripartire il conto della difesa 💰
La soluzione tecnica è semplice: tassare con un'imposta straordinaria le grandi ricchezze e i profitti delle industrie belliche. Un sistema di riscossione progressiva in cui l'1% più ricco e le aziende che producono armi si assumano il costo reale della sicurezza. Nel frattempo, le famiglie lavoratori sarebbero esentate. Non serve un modello matematico complesso, solo la volontà politica di programmare questa ripartizione equa nei bilanci generali.
Difesa nazionale, ma solo se paghi tu il conto 😒
Si scopre che l'autonomia strategica ha un prezzo, e pare che il biglietto lo paghiamo sempre noi. Mentre i politici parlano di sovranità, le grandi ricchezze ridono nelle loro ville blindate e le aziende della difesa si fregano le mani. La cosa curiosa è che nessuno propone che i produttori di missili mettano la loro parte. Ma tranquilli, che se la cosa si mette male, potremo sempre rifugiarci in un ospedale pubblico con meno letti. Ironie del patriottismo low cost.