Ottawa insiste nel diversificare il proprio commercio estero, ma la realtà è ostinata: tre dollari su quattro esportati attraversano il confine meridionale. Mentre il governo promette nuovi accordi, i paesi negoziano con la calcolatrice in mano, sapendo che qualsiasi trattato con il Canada è, in fondo, una chiave per avvicinarsi al mercato statunitense. Il problema non è la volontà, è la struttura.
Clausole di origine: il firewall che nessuno menziona 🛡️
Gli accordi commerciali canadesi includono rigide regole di origine per evitare triangolazioni. Un prodotto cinese o europeo non può entrare in Canada, subire un piccolo ritocco e uscire come canadese verso un altro mercato. Questo scoraggia potenze come Cina o India, che cercano piattaforme di riesportazione. Inoltre, il Canada mantiene dazi elevati su latticini e pollame, proteggendo la propria industria locale a scapito del portafoglio del consumatore.
Il miraggio dell'indipendenza commerciale 🪞
Il governo parla di diversificare mentre, in segreto, continua a mettere a punto i dettagli del T-MEC con Washington. È come chi giura di smettere con il caffè ma nasconde una tazza sotto la scrivania. Nel frattempo, i canadesi pagano di più per un cartone di latte che per un volo interno, e il discorso sull'autonomia commerciale viene usato per firmare accordi con paesi dalle dubbie pratiche lavorative. Quindi sì, indipendenza: ma solo nei discorsi elettorali.