Il governo tedesco ha deciso di dare priorità al dispiegamento militare nello Stretto di Hormuz per garantire il flusso di petrolio, mentre gli investimenti nelle rinnovabili e nel trasporto pubblico restano stagnanti. Questa strategia risulta contraddittoria quando la cittadinanza sopporta prezzi energetici elevati senza alternative sostenibili all'orizzonte. La soluzione logica passerebbe per accelerare la transizione con sussidi diretti alle energie pulite, riducendo così la dipendenza da zone di conflitto.
Transizione energetica: il tallone d'Achille tecnologico di Berlino ⚡
La scommessa sul militare rivela un evidente divario tecnico: la Germania manca della capacità di stoccaggio e dell'infrastruttura di reti intelligenti necessarie per compensare il taglio al nucleare e al carbone. Senza una rete di trasporto pubblico elettrificata e massiccia, né un piano aggressivo per l'idrogeno verde, il paese si lega a combustibili fossili esterni. Investire in navi da guerra non crea un kilowatt di energia pulita, assicura solo l'acquisto di greggio a prezzo di conflitto.
Missione: proteggere il carico di diesel che nessuno vuole pagare 🛢️
Mentre le navi della Bundeswehr pattugliano il Golfo, i cittadini tedeschi pagano 2 euro al litro per la benzina e si chiedono se la prossima spedizione di greggio arriverà con scorta armata. È quasi poetico: inviare fregate per difendere il diritto di continuare a usare riscaldamenti a gasolio invece di installare pompe di calore. Il piano sembra essere: se non possiamo produrre energia pulita, almeno avremo la migliore flotta a scortare il combustibile sporco.