
La rigassificatore di El Musel: un'infrastruttura da 400 milioni paralizzata
Nel porto di Gijón si erge un gigante industriale dormiente 🏗️. L'impianto per rigassificare gas naturale liquefatto (GNL) a El Musel rappresenta un investimento che supera i quattrocento milioni di euro. Sebbene i lavori siano terminati da più di un decennio, non ha mai ricevuto una nave metaniera. Progettata per importare, immagazzinare e convertire il combustibile, si è trasformata in un simbolo di progetto sotto-utilizzato. Rimane in uno stato di attesa indefinita, completamente attrezzata ma silenziosa, mentre si decide il suo destino finale.
Un veto regolatorio che ha fermato il progetto
Il permesso per operare l'impianto si è scontrato con il rifiuto dell'organismo che regola il sistema del gas in Spagna. La decisione si è basata sul fatto che il paese non richiedeva ulteriore capacità di importazione in quel momento, poiché altre installazioni simili operavano al di sotto della loro capacità massima. Questo blocco amministrativo ha gettato l'infrastruttura in un limbo giuridico e finanziario. Nonostante successivi tentativi di riaprire il caso ed esplorare alternative, la situazione non si è mossa. L'impianto, pronto a livello tecnico, dipende dal fatto che le autorità cambino la loro valutazione sulla necessità reale del suo servizio.
Principali ostacoli affrontati:- Veto del regolatore: L'organismo statale ha stabilito che la capacità di importazione di GNL in Spagna era sufficiente.
- Mancanza di domanda: Il mercato non ha generato la necessità prevista per giustificare l'avvio di un nuovo impianto.
- Investimento non recuperato: I oltre 400 milioni di euro di investimento iniziale rimangono senza generare ritorno.
La silhouette della rigassificatore nel porto asturiano serve come promemoria fisico delle sfide che comporta coordinare grandi progetti energetici con l'evoluzione del mercato.
Il prezzo di mantenere un impianto inattivo
Mantenere un'infrastruttura di questa portata comporta spese continue anche se non produce. È necessario eseguire compiti di conservazione, sorveglianza e manutenzione di base per evitare che l'attrezzatura si degradi. Questi costi operativi, uniti all'enorme investimento iniziale non recuperato, alimentano un dibattito pubblico su come pianificare infrastrutture strategiche. Il caso mostra la complessità di allineare grandi progetti energetici con la dinamica del mercato e le politiche vigenti.
Costi associati alla paralisi:- Manutenzione preventiva: Lavori continui per conservare i serbatoi, le tubature e i sistemi in buono stato.
- Sicurezza e sorveglianza: Spese fisse in personale e sistemi per proteggere le installazioni.
- Deterioramento potenziale: Rischio che l'attrezzatura subisca danni per mancanza di uso attivo, aumentando le future riparazioni.
Un futuro incerto in attesa di decisione
La struttura continua in attesa del suo destino, forse con la speranza che un giorno una metaniera scarichi nei suoi moli il gas per cui è stata progettata. La sua situazione pone domande cruciali sulla valutazione delle necessità a lungo termine e sull'agilità per adattare infrastrutture a contesti mutevoli. Nel frattempo, il dibattito sulla sua possibile riattivazione o riconversione rimane aperto, illustrando le difficoltà di gestire asset su larga scala in un settore così volatile come quello energetico ⚡.