Il caso legale tra Google e SerpApi prende una nuova piega. L'azienda convenuta ha presentato una mozione affinché la causa sia archiviata, sostenendo che i risultati di ricerca non sono materiale protetto da copyright. La sua difesa si basa sul fatto che Google costruisce i suoi SERP a partire da dati pubblici del web, e che SerpApi realizza solo un processo simile su scala minore. Nega anche che aggirare protezioni tecniche costituisca una violazione della legge.
Il dibattito tecnico: scraping, API e dati pubblici 🤖
Il nucleo del conflitto risiede nell'interpretazione tecnica e legale dello web scraping. SerpApi sostiene che il suo strumento automatizzato, al pari dei bot di Google, indicizza contenuto pubblico senza alterarne l'essenza. La questione legale si concentra su se una lista di link e snippet, generata dinamicamente da fonti esterne, possa essere considerata un'opera creativa protetta. La mozione sfida anche l'idea che le misure anti-scraping proteggano il copyright, suggerendo che in realtà salvaguardano un modello di business.
Google scopre che il "copia e incolla" fa male quando è al contrario 😏
L'ironia della situazione è palpabile. Google, il cui impero è stato costruito organizzando e mostrando contenuto altrui, ora sostiene che qualcuno non può organizzare e mostrare il suo contenuto. È come se il più grande fotografo di vetrine del mondo denunciasse un altro per aver fotografato le sue fotografie. La difesa di SerpApi, in essenza, ricorda a Google l'origine del suo stesso business: il web aperto. Un promemoria che, a quanto pare, non era indicizzato.