Uno studio recente cambia la storia sugli ultimi anni di Miguel Ángel. Si credeva che il maestro avesse distrutto molti dei suoi disegni e schizzi, ma la ricerca indica che li nascose in una stanza segreta. Questo spazio, con un sistema di chiavi che richiedeva diverse persone per aprirlo, fu trovato vuoto. Tuttavia, la traccia documentale ha permesso di identificare e riattribuite venti opere che i suoi assistenti salvarono.
Il sistema di autenticazione multifattore del Rinascimento 🔑
La stanza segreta funzionava con un primitivo ma efficace sistema di controllo di accesso. Non si poteva aprire con una sola chiave; ne servivano diverse, in possesso di persone diverse. Questo è analogo a un sistema moderno di autenticazione multifattore o a una cartera multisig, dove sono richieste diverse firme per autorizzare una transazione. La strategia garantiva che solo un gruppo consensuale potesse accedere al contenuto, proteggendolo da mani individuali.
Il primo caso documentato di "backup" nei discepoli 💾
All fine, il piano di sicurezza fallì per l'anello più classico: il fattore umano. I suoi discepoli, temendo di perdere quel patrimonio, fecero ciò che farebbe qualsiasi stagista con buon senso: estrassero copie di sicurezza. Così, le opere finirono disperse in collezioni private, lasciando la cassaforte come una stanza vuota da ridere. Miguel Ángel progettò un sistema a prova di tiranno, ma non contò sulla devozione dei suoi assistenti, che decisero che l'arte era troppo importante per lasciarla rinchiusa.