Il primo ministro slovacco, Robert Fico, ha dato un ultimatum all'Ucraina. Esige che entro lunedì venga ripreso il rifornimento di petrolio russo attraverso l'oleodotto Druzhba, che ha subito attacchi. Altrimenti, la Slovacchia interromperà il rifornimento elettrico di emergenza che fornisce al suo vicino. Fico accusa il governo di Zelenski di ostilità e ingratitudine, allineandosi alla posizione dell'Ungheria, che protesta anch'essa per l'interruzione.
La dipendenza tecnica dal petrolio russo e le reti elettriche interconnesse 🔌
La minaccia mette sul tavolo due infrastrutture critiche. Da un lato, l'oleodotto Druzhba, una rete di tubature sovietica che è ancora chiave per le raffinerie in Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. La sua interruzione obbliga a cercare alternative logistiche più costose. Dall'altro, la rete elettrica sincronizzata dell'Ucraina con l'UE, che permette alla Slovacchia di inviare energia di emergenza. Usare questa risorsa come moneta di scambio mostra come le interdipendenze tecniche si trasformino in strumenti geopolitici.
Diplomazia energetica: se non mi dai il tuo petrolio, ti lascio al buio ⚖️
La situazione ha un punto di contesa tra vicini. È come se, dopo aver prestato un cavo di corrente a un compagno il cui generatore è rotto, questi decidesse di forare la gomma della tua auto. La risposta logica, ovviamente, è minacciare di togliergli il cavo. La logica del occhio per occhio, volt per volt sembra guidare questa nuova diplomazia. Un promemoria del fatto che nella politica europea a volte prevalgono gli interessi nazionali, anche se ciò lascia un alleato in guerra letteralmente all'ombra.