Un gruppo di gallerie d'arte contemporanea in Spagna ha chiuso temporaneamente le sue porte. Questa azione è una protesta per la non applicazione dell'IVA ridotta del 10% alla loro attività, un'aliquota che già godono il libro o il cinema. Denunciano che il carico fiscale attuale, unito agli alti costi di affitto e produzione, rende difficile la sostenibilità del settore. Con questa chiusura simbolica cercano di visibilizzare la necessità di un quadro fiscale che riconosca il valore culturale del loro lavoro.
La tecnologia come alleata nella gestione e protesta del settore culturale 💻
Mentre gli spazi fisici si chiudono, la tecnologia mantiene attiva la presenza di queste gallerie. Utilizzano i loro siti web e social network per mostrare collezioni, organizzare visite virtuali e spiegare i motivi della protesta. Questi strumenti non sono solo un canale di denuncia, ma anche un elemento chiave per la loro operatività quotidiana, permettendo di gestire inventari, contattare artisti e clienti internazionali, e ridurre alcuni costi operativi. La digitalizzazione si presenta come un supporto vitale per la resilienza del business.
Una performance fiscale: quando l'IVA è l'opera più astratta 🖼️
La situazione ha tutti gli elementi di un'opera di arte concettuale. Il vuoto delle gallerie è l'installazione, i comunicati stampa sono lo statement e la burocrazia fiscale, il materiale di lavoro. È ironico che un settore abituato a dare valore a ciò che è intangibile lotti ora contro un concetto così astratto come un'aliquota impositiva. Forse dovrebbero esporre la legge sull'IVA in una vetrina, con il titolo Opera in processo di interpretazione. Sicuramente qualche collezionista capirebbe la metafora.