Un nuovo studio rivede le restrizioni sui campi magnetici primordiali che permeano il mezzo intergalattico. La chiave sta nel fatto che questi campi perdono energia nel tempo a causa di processi di diffusione e turbolenze. Incorporando questi effetti nei modelli cosmologici e confrontandoli con le osservazioni, gli scienziati concludono che i limiti precedenti erano troppo restrittivi, poiché i campi si indeboliscono e lasciano un segnale minore del previsto.
HERA e il segnale a 21 cm: una finestra sul passato 🌌
Lo studio mostra che futuri esperimenti come HERA (Hydrogen Epoch of Reionization Array) potrebbero migliorare queste misurazioni. Analizzando il segnale a 21 cm dell'idrogeno neutro, è possibile tracciare l'influenza di questi campi nelle prime fasi dell'universo. Per la scienza, il vantaggio è ottenere stime più realistiche sull'origine e l'evoluzione di questi campi magnetici. La parte negativa è l'elevata dipendenza da modelli complessi e dati ancora in fase di sviluppo, che richiede pazienza.
Il campo magnetico che ci è sfuggito di mano 🧲
Risulta che i campi magnetici primordiali erano come quell'amico che promette di arrivare carico di energia alla festa, ma finisce per perdersi per strada. A quanto pare, la diffusione e le turbolenze gli tolgono la voglia di brillare. Ora i cosmologi devono rivedere i loro calcoli e aspettare HERA, mentre l'universo ride di noi muovendo i suoi magneti cosmici senza che possiamo misurarli bene.