CinemaGoal : le réseau qui revendait ton Netflix et Spotify pour quarante euros

25 May 2026 Publié | Traduit de l'espagnol

La Guardia di Finanza italiana ha smantellato CinemaGoal, una rete di pirateria che operava con un modello insolito: rubava le credenziali di abbonamenti legittimi di piattaforme come Netflix, Disney+ o Spotify e le riciclava ogni tre minuti. La frode, che ha colpito migliaia di utenti, ha causato perdite stimate in 300 milioni di euro. I primi 1.000 abbonati identificati rischiano multe fino a 5.000 euro ciascuno.

scena cinematografica di credenziali digitali sottratte da interfacce luminose di Netflix e Spotify su più schermi, timer di conto alla rovescia di tre minuti visibile su un monitor centrale, loghi delle piattaforme di streaming che lampeggiano in toni di avviso rosso, sala server buia con switch di rete lampeggianti, figura ombrosa che digita sulla tastiera, flussi di dati che confluiscono in un'icona di carrello del mercato nero, illustrazione tecnica fotorealistica, illuminazione ad alto contrasto, riflessi metallici dell'hardware, cavi e router sullo sfondo, atmosfera drammatica da crimine informatico

Il sistema tecnico: riciclo delle credenziali ogni 180 secondi 🔄

La rete operava tramite script automatizzati che accedevano a account legittimi, estraevano le credenziali e le ruotavano tra i clienti della rete ogni tre minuti. Questo ciclo evitava i blocchi da parte delle piattaforme, che rilevano accessi simultanei da posizioni diverse. I pacchetti illegali venivano venduti tra 40 e 130 euro all'anno, ben al di sotto del costo ufficiale degli abbonamenti. L'infrastruttura si basava su server cloud e proxy per nascondere le tracce digitali.

L'abbonamento che condividevi con 300 sconosciuti 😱

Per 40 euro all'anno, i clienti di CinemaGoal ottenevano l'accesso a un carosello di account che cambiavano ogni tre minuti. In pratica, pagavano per vedere la fine di una serie e, un minuto dopo, stavano già guardando la playlist di un altro utente. La cosa più curiosa è che alcuni acquirenti credevano di aver trovato l'affare definitivo, senza sapere che il loro stesso account Spotify poteva suonare sotto la doccia di uno sconosciuto a Palermo.